"Roma, al crepuscolo, non è una città: è una risonanza.
Ci sono luoghi dove la storia smette di essere polvere e diventa respiro. Il Circo Massimo, in questo blu profondo che precede la notte, non è solo una rovina: è un grande bacino di memorie, un vuoto colmo di echi.
Come psicologa, guardo a questa serata insieme ad un mio compagno di viaggio della scuola di psicoterapia. So che ogni seduta è un po’ come questo scatto: un'immersione tra rovine antiche — i nostri traumi, le memorie, i frammenti di ciò che siamo stati — per cercare, nel buio che avanza, quelle luci che ancora brillano. Facciamo un lavoro di archeologia dell’anima. Siamo qui, a guardare ciò che resta e ciò che resiste.
Essere insieme significa condividere uno sguardo che sa scendere in profondità, dove le difese cadono e resta solo la nuda verità dell'essere umani, sotto lo stesso cielo romano.
Come filosofa, osservo quel blu cobalto che avvolge i resti imperiali: il contrasto tra le luci moderne della città e l’immobilità delle rovine.
È la convivenza dei tempi: il passato che fa da fondamenta al nostro presente caotico.
È la convivenza degli opposti: la fragilità del mattone e l'eternità dell'idea.
Stare lì, al margine del Circo, è un esercizio di contemplazione: ci ricorda che siamo parte di un flusso immensamente più grande di noi, e che la nostra ricerca di senso è la stessa che animava chi camminava qui millenni fa.
Essere lì, insieme a chi condivide lo stesso percorso di cura, significa riconoscere che non siamo soli nel cercare un senso tra le macerie del tempo. La filosofia non è nei libri, ma in questo stare insieme, al margine di un vuoto che non fa più paura.
Come poetessa, mi lascio rapire da quel punto di luce solitaria nel cielo blu cobalto, metafora della speranza clinica. È la prima stella, che buca e veglia sul crepuscolo.
La recinzione in primo piano non è un limite, ma una cornice che ci invita a guardare oltre, verso l'orizzonte dove il buio non fa paura perché è punteggiato dalle luci della condivisione. Roma di notte non è una città, è un verso incompiuto.
La bellezza è la forma più alta di guarigione.”
Piuma Bianca
Simona Spataro

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